venerdì 5 novembre 2010

Una madre



S'avviò col capitano. Gli ufficiali, la seguivano,e, più indietro, anche i due soldati che l'avevan condotta. Arrivarono così alla soglia della chiesa, fatta ricovero ai feriti; v'entrarono piano.
Biancheggiavano i letti, in tre file, sotto l'alta navata,già vaneggiante d'ombra, con le vetrate pallide all'estremo crepuscolo. Nel soffio della porta, le fiammate di un candelabro,posato su un tavolone, al mezzo, vacillarono; ma calme stellavano, ai lati, le luci delle lampade sospese.
- E' là.-
Fu appena detto, che già la madre era al capezzale del figlio, volàtavi. Né l'abbracciò tuttavia, timorosa di fargli male;si rattenne, si curvò cauta; e solo ripeteva soffocatamente il suo piccolo nome. Ma come il figlio, dopo lo stordimento del primo attimo, fu certo che non si illudeva in delirio di febbre, allora si videro due braccia tendersi dalle coltri, come dalle onde quelle di un naufrago, e avvinghiarsi a quel corpo inchino, non più disserrate; e ansimi di gioia e gemiti di dolcezza, con intermesse parole, s'udirono insieme. E, negli altri letti, gli altri feriti, riscossi, curiosi, s'agitarono.
- E' sua madre; è sua madre!
L'annunzio passò da capezzale a capezzale. E chi si drizzò asedere contro i guanciali, e chi, puntato alle gomita, si sollevò dal letto, e chi si torse proteso sul fianco, e chi, non altro potento, volgeva la testa e stirava il collo; ma tutti volevano vedere la mamma venuta al suo figlio.
E d'improvvis, per ciascuno, anche per colui che l'aveva già morta, quella madre fu la sua madre, fu la consolatrice unica, mossasi dalla casa lontana, ridiscesa sulla terra dal cielo,ad assisterlo nella sua pena, a lenire le sue ferite gloriose. Ciascuno la invocò dal suo letto, nel suo cuore, le sorrise, l'adorò, la benedisse, l'attese.
E, quando ella alfine si sciolse dalle braccia del figlio, e rilevò il busto, la faccia, e girò intorno lo sguardo, sentì sopra di sé, dietro di sé, fissi, gli occhi di tutti quegli altri suoi figli, che la imploravano muti.
E comprese; e fu madre di tutti. E si irradiò, come un sole che sorge, alta sulle umane miserie, sola visione di bellezza nel mondo, tra la vita e la morte. E tutti la miravano estatici.
Solo uno, solo un v'era che non poteva guardarla, giacendo disteso, immobile, col capo affondato nel cuscino e gli occhi bendati; e non era discosto da lei che di due letti.
Allora ella venne a lui, tacita come un angelo; gli toccò una mano che tormentava la coltre, gliela carezzò d'una carezza quale non farebbe più lieve, cadendo, un petalo di gelsomino; e si chinò, gli pose il soffio d'un bacio sulla fronte, poi mormorò:
- Coraggio, figlio!
- Mamma! - sospirarono le labbra dell'accecato, nella beatitudine di un sorriso; così piano, ch'ella sola l'udì.

Francesco Pastonchi

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