venerdì 27 febbraio 2009

Il matrimonio

Il limbo
Un cristianesimo ininfluente e irrilevante
Il santuario è “un porto di mare”. Vi si incontrano persone che vivono le situazioni più estreme e paradossali. D’altra parte, per molti, i santuari sono ‘uscite di sicurezza’ soprattutto per coloro che vivono situazioni limite, che non trovano sbocchi nelle dimensioni ordinarie della fede.
Incontro, ad esempio, diverse persone che convivono senza essere sposati. Naturalmente spendo un po’ del mio tempo e qualche buona parola per farli riflettere e portarli al matrimonio. Nel mio ministero ho in attivo diversi matrimoni recuperati in occasione della richiesta del battesimo dei figli.
Giorni fa, ho incontrato un uomo che vive fuori regione e convive da quattordici anni, pur essendo ambedue i coniugi in condizione di potersi sposare. Questo caso mi ha dato una luce inattesa.
Mentre facevo il solito ‘fervorino’ ho avuto una luce interiore che ha bloccato il mio eloquio forse fuori luogo. Ho pensato tra me : perché dare il pane a chi non ha i denti! Il matrimonio è questione di fede più che di morale. Nasce dall’esigenza del rapporto con Dio, dall’adesione a una fede, dal vivere nella fede tutte le dimensioni della vita, compresa la sessualità, l’affettività e la famiglia.
Se una persona riesce a creare e a vivere a lungo una realtà familiare senza sentire l’esigenza del matrimonio religioso, senza riportare e rapportare a Dio-Amore il suo amore, vuol dire che forse per lui la fede ecclesiale e l’essere cristiano è irrilevante e ininfluente, che forse persino non ha un Dio, pur pensando di credere e di essere cristiano vive in un ateismo pratico, di fatto, una vita senza Dio.
Perciò in quell’attimo di luce mi dicevo: dovrei parlargli di Dio, di Amore anziché di matrimonio. Che serve un matrimonio religioso senza Dio? Dove apporre il timbro del diploma di “regolare matrimonio”, se manca la base della fede? Dovrei fargli scoprire Dio, il Figlio di Dio che sulla croce ha sposato le nostre realtà umane anche quelle più estreme, il Suo Amore, che con i sacramenti ci è donato in misura “traboccante”… Dovrei farlo innamorare di Cristo, sposarlo con Dio. Che serve spingere al matrimonio “in chiesa” uno così, uno che non è in grado di cogliere l’alto valore salvifico – sacramentale del matrimonio “in Cristo”? Se è incosciente e insensibile al dono della grazia, la riceverebbe ugualmente?
Mi domandavo anche che senso ha celebrare il battesimo dei figli di coloro che pur potendosi sposare non si sposano, non potrebbe essere un avallo della loro situazione irregolare? Qualcuno me l’ha confermato, mi ha detto che il prete pur sapendo che non erano sposati in chiesa non ha fatto nessuna proposta e ha battezzato tranquillamente i figli, lasciando i genitori … nel “limbo”, mentre loro aspettavano solo una spinta!
Sì, mi veniva in mente proprio il limbo, come una realtà neutra, un misto di nulla, il luogo di ciò che non è e mi dicevo: tanti sono già nel limbo, ci vivono beati, senza porsi problemi, senza il pungolo della Parola di Dio, senza lasciarsi scalfire da drammi di coscienza morali e spirituali, sazi, appagati di sé, del proprio disordine e del proprio caos e non senso.
Un mio maestro spirituale scherzando ci sollecitava a non preoccuparci per certuni che sono incapaci di porsi troppi problemi perché tanto per loro c’è il limbo, vanno al limbo.
Ma io ho capito che tanti non ci andranno perché ci sono già, dalla testa ai piedi, dalla nascita alla morte. Vivono nell’indefinito, nell’indeciso, nella non scelta, nel presente fine a se stesso.
Come fanno alcuni a negare il limbo visto che tanti ce ne dimostrano così efficacemente l’esistenza?
E’ capitato una signore di una certa età con una donna straniera e un bambino ma si capiva che soffriva la sua situazione, me l’ha fatta capire in tutti i modi, con piccoli accenni e con battute velate ma la sua sofferenza era evidente e si capiva che aveva bisogno di parlare, di sostegno, che era nel disagio, aveva incontrato una porta e cercava un portone. Gli ho detto di venire ancora, di incontrarci in santuario e di portarmi a casa
È una gioia incontrare persone che hanno bisogno di salvezza, anche se vivono le situazioni più disperate, ingarbugliate, irrisolvibili ne sono coscienti, ne soffrono, chiedono aiuto in maniera più o meno esplicita!
Il Signore non resterà insensibile di fronte a persone coscienti, che soffrono i rimorsi della coscienza, che non possono ricevere i sacramenti ma sono aperti alla salvezza.
La salvezza è per i casi disperati non per coloro che si salvano da sé o sono indifferenti al problema della salvezza propria e altrui.
È più facile che si salvi un povero ‘disperato’ che non uno che si rende impermeabile alla salvezza perché si sente già salvato o non bisognoso di salvezza.
Il Signore ha altre corde per tirarli su, ha corde speciali e straordinarie (non ordinarie).
Al Signore non manca la fantasia per salvare tutti coloro che vivono il problema della salvezza. Il salvataggio in extremis del buon ladrone (senza primi venerdì, precetti pasquali e sacramenti ordinari) ha molto da insegnarci sulla gamma infinita dei mezzi di Dio per salvarci.
Il Signore non chiude le porte a nessuno di coloro che hanno il senso del proprio peccato e del proprio errore e cercano salvezza in proporzione all’abisso in cui si trovano a vivere. Certamente meritano più compassione e misericordia di coloro che sono irrecuperabili perché pur sapendosi in regola nella Chiesa, non hanno nessun senso del proprio peccato e non ‘convincendosi di peccato’(Cfr. Gv 8, 46) non sentono nessuna urgenza ed esigenza bruciante di salvezza.

Riflessione di don Carmelo La Rosa Rettore del Santuario di Vena alle pendici dell'Etna.
Chi vuole può contattarlo telefonicamente 095 - 644152

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