venerdì 25 novembre 2016

Educare alla pace

[Il bambino e l’educazione alla pace (“Prima i bambini” n. 207 - giugno 2012 ) La pace è la grande aspirazione del cuore di ogni uomo e di ogni donna di buona volontà. Occorre coraggio e impegno, fiducia in Dio e negli uomini per scegliere di percorrere il cammino della pace. La breve riflessione che segue si riferisce al ruolo che può avere l’esperienza della scuola dell’infanzia di ispirazione cristiana nel creare le condizioni che aiutino i bambini a diventare persone che amano la pace e si impegnano p er essa. Il comportamento prosociale La scuola dell’infanzia è stata definita giustamente un “vivaio di relazioni umane” (K. Read): le relazioni con le insegnanti e fra i bambini diventano un importante fattore protettivo di sviluppo per ciascun bambin o. Stando con gli altri, ogni bambino è aiutato a definire la propria identità; scoprire l’esistenza di altre persone (adulti e bambini), che possono essere fonte di protezione e compagni di giochi ma anche limite alla propria volontà; sperimentare il pia cere e le difficoltà della condivisione come pure i primi conflitti; superare progressivamente l’egocentrismo imparando a vivere sempre più secondo il “principio della realtà”. Una delle finalità importanti della scuola dell’infanzia è quella di creare le condizioni affinché i bambini imparino le regole del vivere e del convivere - dato che l’essere umano è fatto per vivere in società - , così da favorire il benessere personale e quello delle altre persone. E’ ovvio pensare che l’esperienza relazionale di c iascun bambino possa essere vissuta nelle maniere più disparate ed essere fonte non soltanto di reciproca soddisfazione, ma anche di conflitti e tensioni. E’, dunque, importante che il bambino sia aiutato a vivere le relazioni – soprattutto con i pari - se condo quelle modalità che gli permettono di sperimentare la gioia dello stare insieme. Queste modalità possono prendere diversi nomi: accogliere, condividere, donare (“c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, dice Gesù), essere gentili, esprimere gratitud ine, perdonare, saper ascoltare, essere amici, fare cose insieme, rispettare, aiutare. Sono i comportamenti prosociali o comportamenti sociali positivi, tesi a produrre un clima di pace e di benessere negli altri e in se stessi. Tra aggressività e timide zza: il comportamento assertivo Imparare a convivere con le altre persone richiede, tra l’altro, la capacità di saper conciliare la soddisfazione dei propri bisogni con i bisogni degli altri. Si parla a questo riguardo di ‘assertività’ che si può definire come la capacità di esprimere i propri interessi, i propri pensieri, i propri bisogni senza sentirsi in colpa e senza pregiudicare o aggredire i diritti e gli interessi degli altri 1 . L’assertività “viene descritta da vari autori lungo un continuum comport amentale che va dalla passività all’ aggressività , estremi indicati come negativi e disfunzionali, che rappresentano l’assenza di assertività” 2 . I soggetti che adottano una condotta passiva (timidezza) generalmente non esprimono le loro opinioni, i loro bis ogni e non difendono i propri diritti perché hanno paura di incrinare il loro rapporto con gli altri ed essere rifiutati. I soggetti, invece, che adottano comportamentale aggressivo sono fondamentalmente rivolti verso la propria persona e la sodd isfazione senza limiti dei propri bisogni. Diventare persone capaci di promuovere relazioni pacifiche e costruttive comporta dunque l’impegno costante nell’evitare questi due estremi, imparando progressivamente ad agire nel rispetto dei diritti propri e di quelli altrui. E’ noto che chi tratta con i bambini si trova di fronte spesso a comportamenti aggressivi, che innescano conflitti e tensioni nelle relazioni con gli altri bambini e non raramente mettono a dura prova le insegnanti. Educare alla pace i bam bini significa, a questo punto, saper affrontare nel modo adeguato questo loro comportamento e saper gestire in modo costruttivo i loro conflitti. Si possono dare alcuni suggerimenti a questo riguardo. Anzitutto è importante interpretare in modo corretto il comportamento aggressivo del bambino, cioè cercare di coglierne la causa. L’aggressività può essere normalmente la conseguenza di un bisogno frustrato (bisogno di sicurezza, di affetto, di autonomia), oppure deriva da apprendimento di comportamenti aggr essivi a contatto con determinati modelli e spesso è figlia della paura e dell’insicurezza. Altre volte questo comportamento è conseguenza di una umiliazione subìta da parte del bambino e di mancanza di rispetto nei suoi confronti, oppure è rinforzato dal ‘successo’, nel senso che il bambino si rende conto che con esso può ottenere quello che vuole. Non raramente infine l’aggressività è legata allo sforzo del bambino per affermare la sua autonomia e al tentativo quindi di sfidare l’ambiente che lo circonda 3 . In secondo luogo, occorre mettersi di fronte al bambino con atteggiamenti adeguati, che possono essere ad esempio: l’ascolto empatico; adottare un modo calmo, sereno, composto di esprimersi, che induca alla confidenza e rassicuri il bambino; non creder e di poter correggere il comportamento del bambino con parole che gli facciano perdere il rispetto di sé biasimandolo, svergognandolo o costringerlo a sentirsi colpevole; suggerire modalità di comportamento più rispettose e gentili. L’educatrice deve aver fiducia nel bambino, come in se stessa, e sapere che a tempo debito e con il suo aiuto egli imparerà a padroneggiare i propri impulsi e a dominare la propria aggressività. Unendo fermezza e comprensione, essa può essere di vero aiuto al bambino. Come app ena ricordato, anche l’eccessiva timidezza può essere un ostacolo per lo sviluppo di quegli atteggiamenti che caratterizzano le persone capaci di favorire la pace e un corretto rapporto con le persone. La timidezza si riferisce ad un impaccio sperimentato nelle interazioni sociali o in situazioni nuove. Il soggetto presenta un’elevata sensibilità verso i possibili segnali di rifiuto, vive spesso con sensazioni di minaccia, tende a starsene ritirato e a subire i comportamenti altrui. Dietro la timidezza c’è normalmente un’immagine negativa di sé, maturata nel corso dello sviluppo. Anche se il comportamento eccessivamente timido non rappresenta di norma un comportamento particolarmente disfunzionale come l’aggressività, ciò nondimeno esso rappresenta un ostaco lo all’apprendimento di modelli comportamentali di tipo assertivo, che sono alla base della pacifica convivenza tra le persone, promuovendo relazioni dinamiche e paritarie tra le persone. Gli atteggiamenti dell’educatrice che favoriscono il superamento del la timidezza, rafforzando l’autostima della persona, possono essere l’accettazione incondizionata della persona (distinguendo, anche nelle espressioni verbali di rimprovero o di lode la persona dal suo comportamento), il ricorso alla lode, le manifestazion i di affettuosa vicinanza e stima, l’incoraggiare il contatto sociale suggerendo modalità costruttive di interagire con gli altri. L’educazione alla pace rientra nell’ambito della formazione della coscienza, quindi nell’ambito dell’ed ucazione morale – uno di quegli ambiti al quale la scuola cattolica intende riservare particolare attenzione e che deve tendere a formare “persone umane che vogliono riconciliarsi, che sappiano che dobbiamo costruire e non distruggere, e che abbiano i rife rimenti necessari per saper convivere” 4 . La morale cristiana è fondamentalmente una morale positiva. “La capacità di amare è più che non fare del male: è una virtù morale da conquistare per saper stabilire rapporti di amicizia” 5 . E i bambini impareranno a d amare compiendo, assieme agli adulti, tante piccole azioni concrete a favore degli altri: gesti di scambio, di solidarietà, di servizio, di piccole rinunce. Un’autentica educazione morale cristiana, dunque, deve essere fatta innanzitutto creando degli or ientamenti positivi nel bambino e non tanto enunciando una serie di proibizioni. Sempre, in educazione, è più utile dire al bambino ciò che deve fare più che ciò che non deve fare (K. Read). A. Plé 6 ricorda che le gioie e le pene dei bambini sono di un'in tensità e di una spontaneità straordinarie e l'infanzia è un momento privilegiato per educarle progressivamente. L'infanzia è infatti l'età del piacere e quindi è sul piacere che si deve impostare la sua educazione. Anche l’educazione morale consiste, in definitiva, nell’educazione del piacere. Così pensavano già i filosofi antichi, come ad esempio Aristotele, il quale afferma: "Occorre fin dall'infanzia essere stati guidati, come dice Platone, a trovare gioia e dolore là dove è conveniente trovarli. E' q uesta la vera educazione". E’, dunque, ‘conveniente’ – cioè rispondente alle aspirazioni più profonde del cuore umano – fare sperimentare al bambino la gioia che deriva dall’essere ‘buono e bravo’, la gioia del bene compiuto e della vita vissuta nella pace e nell’armonia. Anche la scuola dell’infanzia può offrire un contributo importante per far fare ai bambini l’esperienza che il bene fa vivere bene le persone, procura gioia; il male, invece, fa soffrire e fa male a chi lo compie e a chi lo subisce. Aldo Basso] ----------------------------------- "Che cos’è l’educazione alla pace?" .... Forse la domanda è leggermente complicata. Chissà!!!!! Si parla e si straparla di pace, si blatera sulla pace come su ogni altra cosa....... Si fanno marce, fiaccolate, manifestazioni organizzate da questo e da quello..... I bimbi, i ragazzi, gli studenti son tutti felici (hanno fatto qualcosa di diverso dal solito tram tram....).... Qualcuno si è messo in mostra, qualche altro ha avuto il suo momento di "gloria"....... Finito l'attimo, tutto torna come prima, peggio di prima........ Adesso si avvicina il Natale, non regalate giochi e video giochi violenti.

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